Carta d'imbarco

La scorsa notte la mia sveglia ha suonato alle 3:05. E’ pesante una levataccia del genere ma non sento mai la fatica. Faccio le mie solite cose post risveglio, mi preparo, metto degli orecchini che diano un senso alla solita divisa sempre uguale e penso se possano in qualche modo intonarsi al giaccone arancione che devo mettere. Alle 3:42 sono al varco staff, apro la porta con il mio tesserino e faccio tutti i controlli per entrare in Aeroporto ed inizia così il mio turno di 8 ore tra imbarchi e sbarchi, tra i racconti dei passeggeri e le risate dei colleghi. Oggi poi è una giornata particolare perché, appena finito il turno, devo correre a casa a finire di preparare le ultime cose in valigia.

Alle ore 17:30 sarebbe meglio trovarsi di nuovo in Aeroporto anche se il check-in online lo abbiamo fatto. Spero davvero di poter stare in cockpit con te. Il viaggio per Vienna è breve quindi probabilmente ne avremo la possibilità. Ma la realtà è che oggi mi alzo alle 9:30, non vado a lavoro, non preparo la valigia ne parto per Vienna ed è bene così. C’è qualcosa di più importante da salvaguardare per noi e per tutti; la nostra salute, il nostro benessere.

Sono sicura che tutto quello che ci eravamo prefissati di fare lo faremo con ancor più entusiasmo. Ma se fosse stato come ho descritto poco fa, ti avrei detto “ti sei dimenticato qualcosa?”, mi sarei fermata a salutare anche chi non conosco del Duty Free, ci saremmo presi il solito caffè al bar dei gate ed avremmo fatto caso a tutte le procedure per la partenza. Chissà che emozione avremmo provato ma non importa, io rido solo a pensarci. E’ tutto ancora lì, ad un passo, basta avere la pazienza, avere fiducia nel tempo e nelle cose belle.

Eppure, adesso penso, che alle 15:10 di un lunedì di dicembre io ti vedevo e tu vedevi me perché io, in realtà, non ti avevo mai visto con gli occhi di chi guarda davvero.

Per quanti siamo in questo mondo

Mi trovo in questa stanza di Firenze. Preparando l’ennesimo pasto in solitaria, ho sentito uno dei miei vicini suonare al pianoforte. Aveva la finestra spalancata ed è passato dalla musica classica a note più moderne. Mi ha emozionato questo suo suonare per tutti. Perché siamo tutti qua a cercare di godere di cose a cui prima non avremmo nemmeno fatto caso.

Infondo questa solitudine, questa reclusione, ci servirà. Io sono utopica. Vorrei tanto che questo momento determinasse qualcosa in noi, nel nostro profondo. Quali sono le cose davvero essenziali nella nostra esistenza? Ho deciso di restare qua come un’eremita e non posso certo fare l’ ipocrita nel dire che non ne patisco un po’. Cerco di aprire con questi tasti, come fossero le note del pianoforte che ho menzionato, qualcosa che è in me.

Quando collego cervello, cuore e dita scrivo senza freni. Credo di esser dotata fin da sempre di una “paura alla solitudine”; ho avuto periodi nella mia vita che ho superato con grande forza e questo me lo devo riconoscere. Mi sono spesso aperta solo al mio cuore, tra quelle lenzuola che non mi facevano dormire e quelle domande di cui soltanto il tempo conosceva le risposte. E in ognuno di questi periodi, l’amore mi ha salvata. C’è chi direbbe che mi innamoro troppo facilmente e io allora potrei rispondere che, per ciò che sono IO e IO soltanto, l’emozione dell’amore non può che trovarmi sempre pronta proprio perché è ciò che da la forza alle mie gambe di andare avanti e alla mia mente di pensare. Sono fatta così.

Nella ricetta perfetta della solitudine c’è sempre anche un pizzico di malinconia. Ciò che ho visto, ciò che ho vissuto sulla mia pelle, gli odori, i panorami che i miei occhi hanno apprezzato. Ma sono lì, sono sempre pronti se io ne volessi di nuovo far parte. Tolta questa, resta la paura di non essere apprezzata e, senza ipocrisia, chi è che non pensa al giudizio degli altri? E’ la società che governa il mondo e non ne possiamo fare a meno. Il giudizio del “qualsiasi cosa io faccia, agli altri non va bene” si evolve in “allora sto sbagliando tutto” ed è l’errore più grande che si possa mai fare e me lo riconosco. Ci lavoro ogni giorno, ci lavoro da anni e me lo tengo per me, per quando mi guardo negli occhi allo specchio e poi sorrido. Perché alla fine sono tutto quello che vorrei essere oggi, con i miei bassi e i miei alti. Senza rimpianti ne rimorsi per tutto ciò che ho fatto, per aver sognato svolte nella mia vita che non ci sono state ma, allo stesso tempo, per aver avuto svolte nella mia vita che mi hanno resa orgogliosa perché inaspettate.

Ed in questa solitudine, sono io.